Gödel, Escher, Bach (Douglas Hofstadter). Ceci n’est pas un livre
Se c’è un solo punto su cui tutti i lettori di GEB possono concordare, è che tradisce ogni aspettativa. Ciò lo rende un libro estremamente problematico da descrivere oltre che da leggere, ma farò del mio meglio.
Il libro ruota attorno a tre figure notevoli: il logico austriaco, l’artista olandese ed il musicista tedesco sono senza dubbio dei giganti nei rispettivi campi, ma il primo è del tutto sconosciuto al grande pubblico. Ecco quindi che Hofstadter si lancia nel compito non facile di spiegare i Teoremi di Incompletezza.
[Cinema] Ribelle - The Brave
Uno spera di aver sviluppato un minimo di anticorpi, dopo aver assistito in diretta all’intera, gloriosa evoluzione della Pixar (tranne Cars 2, la cui esistenza mi rifiuto di ammettere). E ogni volta, invece, gli tocca uscire dalla sala con una gran voglia di parlare di ciò che ha visto, e parlarne bene.
[9/11] DFW: Tanto per chiedere (Just asking)
In occasione di un triste anniversario, provo a tradurre e ipertestualizzare un memorabile articolo di David Foster Wallace sugli effetti del 9/11 nella società americana. Forse la psicosi dei primi anni Duemila è alle nostre spalle, ma non ci giurerei.
Esistono ancora cose per cui valga la pena morire? L’ideale americano1 è una di esse? Siete pronti ad un esperimento mentale? Cosa accadrebbe se scegliessimo di considerare i 2.973 innocenti uccisi nelle atrocità del 9/11 non come vittime, ma come martiri della democrazia, “sacrifici sull’altare della libertà”2? In altre parole, cosa significherebbe affermare che una certa vulnerabilità di fondo al terrorismo fa parte del prezzo dell’ideale americano? E che, quindi, la nostra generazione di Americani è chiamata a fare grandi sacrifici per salvaguardare il nostro stile di vita democratico - sacrifici che non riguardano solo i nostri soldati e i nostri soldi, ma la nostra stessa sicurezza e comodità?
Parafrasando ancora, cosa accadrebbe se scegliessimo di accettare l’eventualità che ogni pochi anni, nonostante ogni ragionevole precauzione, qualche centinaio o migliaio di noi potrebbe morire in quel genere di terrificante attacco terroristico dal quale una repubblica democratica non può proteggersi al 100% senza sovvertire quegli stessi principi che la rendono degna di essere protetta?
Forse questa riflessione è mostruosa. Sarebbe mostruoso parlare delle oltre 40.000 vittime annuali delle nostre autostrade come di un prezzo che accettiamo di pagare per la mobilità e l’autonomia dell’auto? C’è mostruosità nel fatto che nessuna figura politica di spicco affermi che libertà e sicurezza non sono una scelta esclusiva, come ci ammonì Ben Franklin più di 200 anni fa3? Cosa è cambiato,di preciso, dai tempi di Franklin? Come è possibile che oggi non si possa tenere un serio dibattito nazionale sul sacrificio, sull’inevitabilità del sacrificio di (1) una parte della nostra sicurezza oppure (2) una parte dei diritti e delle garanzie che rendono inestimabile l’ideale americano?
Nell’assenza di un simile dibattito, possiamo fidarci della volontà dei nostri rappresentanti di valorizzare e proteggere l’ideale americano, mentre lavorano per proteggere la patria? Quali effetti hanno Guantanamo, Abu Grahib, i due PATRIOT Acts, la sorveglianza senza mandato, l’Ordine Esecutivo 13233, lo svolgimento di operazioni militari da parte di compagnie private, il Military Commissions Act, l’NSPD 51, ecc. ecc.? Supponiamo per un attimo che alcuni di questi provvedimenti abbiano davvero reso più sicuri noi stessi e le nostre proprietà - ne valgono la pena? Dove e quando si è svolto un dibattito pubblico per decidere se ne vale la pena? Forse non si è mai svolto perché non siamo stati capaci di svolgerlo, o di pretenderlo? E perché non ne siamo stati capaci? Siamo davvero divenuti così egoisti e terrorizzati da non voler nemmeno pensare che qualcosa valga più della sicurezza? E in tal caso, che razza di futuro ci aspetta?
1 Dato il rigoroso limite di spazio Gramm-Rudmanesco, diciamo per favore che, in linea di massima, tutti conosciamo il significato del termine - società aperta, consenso dei governati, poteri enumerati, Il Federalista 10, pluralismo, giusto processo, trasparenza… Tutto il pacchetto democratico.
2 (È una frase di Lincoln, più o meno.)
3 DFW si riferisce con ogni probabilità alla famosa frase: Chiunque possa scambiare libertà essenziali in cambio di un po’ di sicurezza temporanea, non merita né la libertà né la sicurezza. (They who can give up essential liberty to obtain a little temporary safety, deserve neither liberty nor safety.) [N.d.T.]
Fight club (Chuck Palahniuk). Anarchy in the USA
Trovare nella sezione libraria di un Autogrill qualcosa che non sia l’ultimo di Fabio Volo o l’autobiografia di un calciatore è occasione memoranda. Al tempo non avevo ancora visto il film, il che ha di certo influito sul mio approccio al romanzo. E siccome ho rimediato a questa cinematografica lacuna poco dopo aver finito il romanzo, ecco in arrivo una doppia recensione!
La scopa del sistema (DFW). Pulp Wittgenstein

La cosa peggiore di questo libro? Senza dubbio la copertina, completamente priva di senso. Mannaggia alla Einaudi.
Sicché, dopo circa tre mesi di astinenza ho ceduto ai miei bassi istinti letterari e mi sono accaparrato una copia del romanzo di debutto di Wallace. Ad attirarmi ha contribuito anche la prefazione di Stefano Bartezzaghi, la cui cultura linguistico-enigmistico-letteraria ho sempre apprezzato; a conti fatti, tuttavia, credo che il lettore farebbe meglio a tuffarsi subito nel romanzo e leggere il saggio introduttivo solo a lettura ultimata (insomma, trasformare la prefazione in postfazione).
Pronti ad una recensione metareferenziale e autodescrittiva come se fosse Antani? :)
La trama
Lenore Beadsman, una ragazza di 24 anni, scopre che la sua bisnonna (anch’ella di nome Lenore, dettaglio tutt’altro che insignificante) è apparentemente fuggita dalla casa di riposo a capo di una banda di anziani e inservienti, portando con sé gli appunti delle lezioni di Wittgenstein che aveva seguito in giovane età. Durante la ricerca di nonna Lenore, l’altra Lenore finirà al centro di un poligono amoroso alquanto ingarbugliato. Il tutto si svolge in un muliebriforme 1 sobborgo di Cleveland confinante con un deserto artificiale, un luogo e un non-luogo costellati di dettagli cartooneschi ed esilaranti. Automobili della Mattel, grattacieli che eclissano il sole, centralini impazziti…2
Perché leggerlo
E vabbé, ma se fosse tutto qui La Scopa del Sistema non avrebbe certo catapultato l’appena ventiquattrenne DFW 3 nel firmamento della letteratura americana contemporanea. Ciò che rende speciale questo romanzo è il suo essere (cito la quarta di copertina) un atto di fede nella forza delle storie.
Nonna dice che ogni racconto si trasforma automaticamente in una specie di sistema, un sistema che controlla tutti i personaggi coinvolti. (Lenore)
Quindi ogni storia è reale nella misura in cui l’autore vuole che essa lo sia. Prendiamo ad esempio i racconti che Rick Vigorous, boss di Lenore nonché suo amante, le narra in continuazione: le vicende appaiono assurde, farsesche, così come i personaggi che le vivono. La stessa natura di quelle storie ha un che di incompatibile con la vita reale, qualcosa che le classifica da subito come creazioni di fantasia.
E cosa succederebbe se un personaggio iniziasse a sospettare di essere, appunto, nient’altro che un personaggio? Cioè che qualcuno, interno o esterno al sistema, ha il potere di influire sulla sua vita? 4
Lenore è manovrata da quasi tutti i personaggi che incontra (nonna Lenore, Rick Vigorous, il terapeuta Curtis Jay, eccetera), ma soprattutto da DFW stesso. D’altronde, il romanzo stesso è permeato delle stesse omonimie, coincidenze, assurdità che rendevano inverosimili i racconti di Vigorous. E siccome il potere dell’autore deriva dalle parole, la libertà del personaggio non può che nascere da
P.S. Di ritorno dalle vacanze, mi sono imbattuto in Dire mai e altri racconti, una mini-raccolta tratta da La ragazza dai capelli strani e pubblicata in allegato al Sole 24 Ore. Già dalle sottotrame e ministorie che popolano i suoi romanzi si può intuire che DFW era un genio della narrativa breve, intuizione confermata in pieno da brani come Per fortuna il Funzionario Commerciale sapeva fare il massaggio cardiaco.
1 No, non ho sbagliato termine. Sì, conosco il significato della parola muliebriforme.
2 Mi mantengo vago in quanto sono convinto che l’atto stesso dello scoprire questi dettagli nel corso di una narrazione spesso fluviale e parcamente punteggiata contribuisca in maniera rilevante ad amplificare il piacere della lettura.
3La Scopa del Sistema nasce come tesi di laurea in Inglese e Filosofia. La dissertazione dev’essere stata uno spasso.
4 Naturalmente potremmo sollevare un’obiezione: questa “consapevolezza” è ancora una volta una manovra orchestrata dall’autore. Anche il personaggio, però, potrebbe arrivare alla stessa conclusione. Per poi chiedersi se il proprio autore è a sua volta il personaggio di un sistema, chi abbia creato questo sistema, eccetera.
