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Impressioni di un topo di biblioteca - 2012 Parte 1

Avendo appena finito Gente di Dublino (che avevo colpevolmente lasciato a metà un paio d’anni fa) mi godo qualche giorno di pausa dalla lettura. Solo da quella, purtroppo. Nel frattempo, direi che è il caso di stilare qualche appunto su ciò che ho letto in questa prima metà del 2012…

…Escludendo Infinite Jest, di cui ho già parlato diffusamente e che considero ormai lettura obbligata per chiunque :)

Partiamo dai romanzi storici: Mondo senza fine e Notre-Dame de Paris!

Mondo senza fine (Ken Follett)

Mondo senza fine è un buon libro, intendiamoci - le trame si intrecciano con sapienza e i personaggi sono interessanti, anche se non memorabili come i loro antenati, protagonisti di I pilastri della Terra.

Ma alcune sezioni sono veramente, inopinatamente lunghe, e spesso queste digressioni sono causate dagli sfoggi di erudizione di Mr. Follett. Interi capitoli passati a preparare tessuti da vendere alla fiera, a parlare di altre fiere, a organizzare scambi con i mercanti, a progettare nei minimi dettagli le impalcature del ponte. Io sono dell’idea che un passaggio lungo e non strettamente narrativo deve essere giustificato in qualche modo, e ciò può avvenire tramite:

  • La presenza dell’autore e/o del narratore, esplicita (“I miei venticinque lettori”) o tra le righe (Verga, Hemingway…)
  • La consapevolezza del lettore che sta comunque leggendo qualcosa di necessario a convogliare il messaggio dell’autore: cosa sarebbe Lovecraft senza le sue raccapriccianti descrizioni?
  • La necessità di sostenere trama e ambientazione: vedi le miniere di Moria in La compagnia dell’Anello, o qualsiasi altro setting tolkieniano.

Senza nessuno di questi elementi, io francamente non riesco a tirare una linea netta che divida la letteratura dalla saggistica o dall’esercizio di stile.

Un’altra piccola pecca consiste nell’esagerato divario tra la mentalità dei “buoni” e quella di tutti gli altri personaggi. I buoni sanno, istintivamente, che tutto ciò che il resto del mondo fa e dice in ambito medico, economico, politico, sociale e legale è categoricamente sbagliato. Sono cervelli postmoderni relegati nel Medio Evo. Anche Jack nei Pilastri era abbastanza “avanti”, ma le sue innovazioni architettoniche venivano giustificate dai viaggi che intraprende a metà libro. Qui la piccola Caris già sa che la teoria umorale di Ippocrate è errata (solo perché SPOILER sua madre, a lungo malata, muore dopo i salassi). Eccetera.

Nel complesso lo definirei un libro piacevole, ma che dopo quasi 1400 pagine non riesce a ripagare appieno la fatica del lettore. Comunque, rigorosamente riservato a chi ha già letto e amato I Pilastri della Terra.

Notre-Dame de Paris (Victor Hugo)

Lo so, è una crudeltà nei confronti di Follett contrapporlo ad un caposaldo del romanzo storico :P

Dopo aver concluso la lettura, non ho potuto fare a meno di chiedermi:«Ma che si sono fumati alla Disney prima di fare un film basato su questo?!». Perché la storia che Victor Hugo mette in scena sguazza nel profondo delle passioni umane, mettendo in campo una galleria di personaggi indimenticabili. Frollo, dilaniato tra desiderio e dovere. Quasimodo, un animo gentile odiato e temuto per la sua deformità: un parallelo con la cattedrale stessa e i continui rimaneggiamenti che ha dovuto subire in nome della “bellezza”? E poi Gringoire! Il mio preferito! Quell’adorabile straccione con aspirazioni filosofiche che hanno brutalmente escluso dal film della Disney!

Febo ed Esmeralda mi hanno deluso, invece. Forse è per questo che ricoprono ruoli importantissimi nel film: gli sceneggiatori hanno potuto adattarli senza dover seguire una “traccia” preesistente, visto che sono essenzialmente un soldato guascone ed una zingara sognatrice. Peccato che buona parte della trama del libro si basi proprio su di loro!

Consiglierei il libro solo a chi sa essere un lettore paziente, cioè uno disposto a  fare attenzione alle prime ~100 pagine nonostante siano di scarsa importanza narrativa. Una volta entrati in gioco tutti i personaggi, la storia inizia a prendere forma e a guadagnare scorrevolezza, anche se mi spiace dire che il ritmo non è del tutto uniforme.

In fin dei conti, tuttavia, si tratta di piccoli difetti in un’opera ambiziosa. Il terzo libro, una divagazione descrittiva di lunghezza sconcertante, ne definisce il fine: una serenata per una Parigi scomparsa e per una protagonista, la cattedrale, nei cui confronti la vicenda narrata da Hugo non è che un fondale scenico.

E questo è quanto, per ora! A breve (spero) passerò agli altri! Bye :)

    • #letteratura
    • #Ken Follett
    • #Victor Hugo
    • #Mondo senza fine
    • #Notre-Dame de Paris
  • 10 mesi fa
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